giovedì 29 marzo 2007

The week after


Un filo conduttore?
Forse la sfiga. Che ci ha portato per mano dall'inizio alla fine.
Un cambio di palco improvviso, aerei persi, clima piovoso invernale, macchine in panne.
Questo il risvolto pratico del MO-TRON Festival dello scorso week-end.

Ma il risvolto emozionale?
A qualche giorno di distanza lo sento ancora.
Vi ricordate le vacanze al mare in agosto di quando eravamo ragazzini? O meglio vi ricordate il day after, il ritorno a casa, con la rubrica piena di numeri di telefono (perchè una volta internet non c'era, e nemmno i cellulari, ci si scambiava il numero di casa), indirizzi delle parti più disparate, i rullini nella macchina fotografica da far sviluppare.
Ecco, questo è stato il Motron. Un turbine emozionale.
Mille volti, mille racconti, mille parole, mille suoni, mille immagini stampate nella testa.
Tutto concentrato in tre giorni, con poche ore di sonno alle spalle, arrivato in lampo e nello stesso modo andato.
Non riesco a fare un resoconto dettagliato, si, ci ho pensato, ma recensire l'evento in modo giornalistico non credo mi sarebbe possibile. Perchè da giornalista, non sempre si vivono le situazioni in modo completo. Per dire, non ho preso appunti, e sicuramente dimentico qualcosa.

Ricordo un'aria strana venerdì sera, una volta arrivata allo Juta.
Perchè è lì che tutto ha avuto inizio e dove tutto torna sempre. L'ombelico. Il primo drink di una folla di svedesi che non sanno bene perchè c'è gente che li adora e li ha fatti spostare migliaia di kilometri per suonare. Ma quello forse ce lo chiediamo un pò anche noi, feticisti del 7 " ad edizione limitata di un gruppo semisconosciuto ai più.
E le note di Bobby Baby danno il La al Festival.
Segue l'euforia generale. Le teste bionde si aggirano ubriache per le strade di Modena, indecise se rifugiarsi nell'unico locale da ballo del venerdì sera oppure passare al prossimo drink senza preoccuparsi troppo del contesto.
Di volata la serata si chiude. Tutti presenti. O quasi.

Il sabato è l'inizio del Giudizio Universale.
Il cellulare non fa altro che suonare, nessuno che si rende ancora bene conto che bisogna salvare una coppia per ogni specie animale.
Cambio di locale.
Ed ecco il Motron Festival in quei del Vox Club.
Con giusto qualche ora di ritardo sulla tabella di marcia, non ci accorgiamo nemmeno più del nostro morale, tanto è lo stress dell'attesa.
Io riesco a farmi viva a cose fatte, purtroppo ho perso Orange Lem, Mixtapes&Cellmates e metà concerto dei My Awesome Mixtape.
Due palchi da gestire, due consolle da riempire, un pubblico pretenzioso pieno di facce note a cui rendere conto.
"Annunci tu Tender Forever?"
Cosa??
Giro lo sguardo, e lei è già sul palco. La gente se ne innamora. Qualche fotografo (di quelli ufficiali) me lo confida. Inutile dire che nonostante il palco sia immenso per lei sola, sa gestirlo davvero bene.
Sali le scale e chi ti trovi?
Cinque (o erano quattro o sei?) ragazzini che avranno meno della mia età. Sembra la festa delle superiori, ma lo spettacolo è entusiasmante. Si coglie tutto il significato della parola indie, qualche tastiera elettronica, qualche altra a fiato, e si, anche qualche stonatura, ma cosa importa?
Finito il live, gli artisti (leggi Parker Lewis e Kalle J), si spostano nei camerini. Eh si, lì si beve gratis. Mica stupidi.
I Cheap Monday imperversano nel locale, con la scusa che costano poco.
E Bobby Baby ricompare sul palco, stavolta senza scarpe. Io, come al solito, sbaglio i tempi, mi perdo dietro ad un soffio di vento e me ne accorgo tardi. La perdo di nuovo.
Almeno, però, per Biker Boy, c'ero. D'altronde, come potevo non esserci.
L'architetto Peter (si, è pure architetto), sfodera un paio di microfoni iper anni 80 insieme alla sua dama svedese Annika (anche di lei la folla s'innamora facilmente) e inizia lo show.
Gli emoboy non capiscono.
Io sì.
E mi basta poi poco per essere felice.
Fairmont mi sfugge da sotto gli occhi, il dj set dei B&S, purtroppo no.
E questo non lo commento.
E questo l'avete visto tutti. Poi ci sono i retroscena.

I camerini sono invasi da bottiglie vuote, bagni che non si aprono, gente che va e viene, pass che vagano di mano in mano, sigarette, amori che nascono, fotografie scattate, sguardi complici, cartoni della pizza, sbronze varie.
Vado a dormire.

La domenica il cellulare ricomincia a suonare prestissimo. Senza dimenticare che c'è pure l'ora legale e si dorme un'ora di meno.
"A che ora sono le navette?" "Ma...Nonantola è l'uscita numero...?" "Oggi iniziate puntuali?"
Qualcuno ha già abbandonato la nave, qualcuno ha perso la navetta per arrivare in aeroporto, qualcun altro posa per la prima volta oggi piede in Italia.
Ore 18. Vox vuoto. Si apre più tardi. Lo stress del giorno precedente è leggermente svanito, comunque vada sarà un successo.
"Dai, muoviti, vieni su che suona Nicola!"
The calorifer is very hot, apre i live. Enzo mi intima di filmare la scena che DEVE restare nella storia: accidenti, la digitale che sto usando fa i filmati, ma non c'è l'audio...
Little sailor resterà negli annali.
E spiegate voi a Bobby Baby che cos'è un "calorifer" senza ricordarsi la parola heater e senza che gli svedesi sappiano che noi italiani, orgogliosi di esserlo, usiamo volutamente parole inesistenti...
Mbè.
A seguire, uno dietro l'altro, due must, Cats on Fire e Loveninjas.
I primi posticipati dal sabato, i secondi, attesissimi.
Accidenti, sono tutti davvero trooooooppo giovani. Tanto che fa strano vedere il cantante pettinato alla Moz, che ripete pure le sue movenze.
I wanna be like... Moz.
Poi un gran caos.
Non riesco più a distinguere dov'è la festa.
In pista? Dietro la consolle? Sul palco? In fondo al palco?
No.
Nei camerini.
Chi è rimasto dal giorno precedente sapeva come divertirsi.
Passano quasi di sfuggita ( a mio malgrado) i live di Pillow, Isan, Tarwater.
E se la svignano nelle loro camere segrete, per intenderci, quelle in cui il frigo è pieno di cestini di fragole e le bottiglie di Jack Daniel's sono ancora piene.
La tensione sta scemando.
Qualcuno già saluta e se ne va. Già??, in realtà è tardi, è domenica sera, ed è mezzanotte passata.
Parte Apparat. Che ormai a Modena è di casa. Il suo ShitKatapultMac impera in sala grande, c'è chi è venuto quasi solo per lui. Elegante, come al solito. Serissimo sul palco, pazzo al di fuori.
Gli svedesi quasi non sembrano accorgesi che fuori sta suonando Lawrence, sono troppo impegnati ad intonare qualche canzone popolare nazionale, per passare poi agli Smiths e tornare ai canti tradizionali. E stupendosi del perchè Enzo non riesce a stargli dietro cantando insieme a loro.
Mitici.
E poi basta.
Anche loro sono colti dal sonno.
Puff.
Come i bambini.


Io lo rifarei domani.
Perchè lo rifaremo.
Tralasciando la mia gomma bucata del lunedì, gli Isan che rischiano di perdere l'aereo, gli svedesi rimasti senza soldi e che domani si torna all'università e ci sono altre cose da pensare.

Qualche mia foto QUI.
Qualche altra QUI, QUI e QUI.

E alcune recensioni NON di parte, come invece è la mia:
Subliminalpop.
Bolla part 1. Bolla part 2. Bolla part 3.
Alternatizine.



6 commenti:

subliminalpop ha detto...

Bè, io direi che ambedue lo sono di parte, ognuno dalla sua, com'è giusto che sia.

bollA ha detto...

in tutto ciò, gli svedesi, sono stati abbastanza penosi. non che li conoscessi prima, ma sicuramente, la voglia di conoscerli meglio adesso è pari a zero..

per il resto, va tutto bene così com'è stato. anche se, la prossima volta, venerdì e sabato, non sabato domenica, che io inizio a non avere più l'età

Anais ha detto...

eh, si, il venerdì...

ora e sempre viva gli svedesi.

don Mancho ha detto...

Gran post!

Anais ha detto...

caro prete messicano...
che dire...grazie!
;-)

Ergonomico ha detto...

ma in pratica, cos'è successo?
gli svedesi si sono gongolati, ok, per forza, bere gratis e un festival praticamente in loro onore. grazie al c...o! :)
la gente? com'è stata la reazione del pubblico? ce n'era oppure no? dalle foto si vedono solo gli artisti...